C’erano tutte le premesse perché prima o poi accadesse. Eppure, per anni, ViniVeri è rimasto ai margini del mio percorso. Non per distanza, ma per approccio: quello dei cosiddetti “vini naturali” mi ha sempre incuriosita, più che conquistata.
Il 12 aprile 2026 è stata la mia prima volta, alla loro ventunesima edizione. E, come spesso accade quando si mettono da parte le etichette mentali, è stata anche una bella scoperta.
Cos’è ViniVeri, in breve
Nato nel 2004, il Consorzio ViniVeri riunisce vignaioli che condividono una visione precisa: lavorare in modo artigianale, rispettando identità territoriale e tempi della natura. Oggi la manifestazione raccoglie oltre 100 produttori provenienti dalle principali regioni italiane e da diversi territori europei – Francia, Spagna, Slovenia, Austria – dando voce a un movimento che guarda al futuro senza dimenticare le radici. Non è solo una fiera, ma un luogo di confronto: tra produttori, territori e comunità. Un dialogo necessario, soprattutto oggi, quando temi come cambiamento climatico, tutela dei suoli ed educazione del consumatore richiedono visione condivisa.
Un’organizzazione che funziona
Prima ancora dei calici, mi ha colpito l’organizzazione.
All’ingresso viene consegnato un kit completo di bicchiere personalizzato, porta bicchiere, sputacchiera portatile individuale. Un dettaglio tutt’altro che scontato, che migliora concretamente l’esperienza di degustazione.
Negli spazi – ampi, ariosi, ben distribuiti – erano presenti damigiane dedicate allo svuoto, sempre accessibili.
Il libretto guida è stato uno strumento efficace: non solo elenco alfabetico, ma anche suddivisione per regione e per numero di tavolo, con informazioni sui produttori e spazio per appunti.
Interessante anche la possibilità di acquistare alcuni vini (le referenze più rappresentative di ogni produttore) direttamente in un’area enoteca all’uscita.
Logistica semplice e funzionale: parcheggi ampi, accesso comodo dalla tangenziale Verona–Legnago, struttura di Cerea ben organizzata. Una gestione che definirei senza esitazioni: efficace e efficiente.
Degustazioni: quando la curiosità viene premiata
Sono arrivata con curiosità, ma anche con una certa prudenza. Ne esco con alcune certezze in più e qualche pregiudizio in meno.
Crocevia Agricola (tavolo 15) – www.agricolacrocevia.it
Piccolissima realtà (circa 1.200 bottiglie… sì avete letto bene milleduecento), nata nel 2018.
Il progetto è personale già nel nome del vino AP, iniziali del produttore.
In degustazione le annate 2019 e 2020 di un taglio Montepulciano–Cabernet Sauvignon.
Il 2020, nonostante la giovinezza, è quello che mi ha colpito di più: energia, definizione e una sorprendente capacità di tenere insieme struttura e bevibilità.
Di Salvo (tavolo 20) – www.disalvovini.com
Cinque ettari, circa 10.000 bottiglie: una dimensione che permette identità senza perdere precisione.
Assaggio completo della gamma, ma due vini emergono nettamente:
Marì Catarro macerato IGT 2021: espressivo, dinamico, con una macerazione che accompagna senza sovrastare
Zezé Perricone IGT 2023: diretto, vibrante, con un frutto ben centrato
Una produzione coerente e convincente.
Domaine du Traginer (Francia) tavolo 33 – www.traginer.fr
Al confine con la Spagna, nel Roussillon.
Guardate le bellissime foto del loro sito, nel vale la pena.
Tra gli assaggi, spicca il Banyuls Ambré ottenuto con metodo solera (che io adoro): un vino fortificato che gioca su profondità, ossidazione controllata e complessità aromatica.
Un assaggio che esce dalla linearità della degustazione e lascia il segno.
Vigneto Saetti (tavolo 49) – www.vignetosaetti.it
Provincia di Modena, meno di tre ettari, vigne storiche (1964).
Il Cadetto Rosato dell’Emilia Lambrusco 2023 è un esempio riuscito di immediatezza e precisione: fragrante, centrato, con una freschezza che invita al sorso senza banalità.
Zidarich (tavolo 52) – www.zidarich.it
Carso triestino, territorio estremo e identitario.
Il Vitovska Kamen 2022 è il vino che più mi ha coinvolta: macerazione e affinamento in pietra, struttura importante ma sempre governata. Un bianco che chiede attenzione e restituisce profondità.
Botti in pietra… non sto scherzando e avete capito bene: le botti per la macerazione del vino vitovska sono in pietra carsica. Vedere per credere sul loro sito web.
Slavček (tavolo 61) – www.slavcek.si
Siamo in Slovenia.
Lo spumante Viktoria Bela (che non significa bella ma bianco) si distingue per equilibrio e pulizia espressiva, con una bollicina che accompagna senza invadere.
Eugenio Rosi (tavolo 65) – www.vignaiolideltrentino.it
Una conferma il suo 21Ventidue23 Cabernet Franc, sempre riconoscibile per finezza e coerenza stilistica.
Una prima volta che apre prospettive
ViniVeri non è stato un evento “facile” per me: gli assaggi richiedono tempo, attenzione e disponibilità all’ascolto. (Un attimo … non dovrebbe essere sempre così?)
Sono entrata con curiosità e una certa distanza critica verso il mondo dei vini naturali. Ne esco con una visione più articolata: non tutto convince, ma molto merita di essere capito – e, in alcuni casi, apprezzato senza riserve.
E forse è proprio questo il senso di esperienze come questa: non trovare conferme, ma aprire nuove domande.
Se siete curiosi come me e volete approfondire:
Consorzio ViniVeri https://www.viniveri.net/








