Il vino più difficile che abbia mai degustato: il mio.

24 settembre 2026 – Fuckup Nights Verona 

Ieri sera salendo sul palco di Fuckup Nights Verona, ho raccontato per la prima volta davanti a un pubblico un mio fallimento, una storia che conosco molto bene, perché in qualche modo ha segnato una linea tra la persona che ero prima e quella che sono diventata dopo. Raccontarla ad alta voce è stato diverso, perché per una volta non ho parlato di vino, di degustazione, di formazione, di lavoro, di ciò che faccio e delle cose che sono riuscita a costruire. Ho parlato di una cosa che avevo perso.

Che cos’è Fuckup Nights e come ci sono arrivata

Fuckup Nights nasce proprio con un’idea apparentemente controcorrente: parlare pubblicamente dei fallimenti, non dei successi raccontati a posteriori, quando tutto sembra avere avuto un senso.

Dei fallimenti. Di quelle volte in cui qualcosa non ha funzionato, abbiamo sbagliato strada, abbiamo perso qualcosa, oppure ci siamo trovati davanti a un ostacolo che non avevamo previsto.
A coinvolgermi è stata Martina Aldegheri, chapter leader di Fuckup Nights Verona, che mi ha invitata a portare sul palco una mia esperienza fallita.

La mia prima reazione è stata quella di scegliere una storia che avesse una conclusione rassicurante, ma poi ho capito che non era quello il punto. Se devo essere sincera, dopo il primo entusiasmo — che bello, posso condividere una mia esperienza! — mi sono resa conto che non sarebbe stato così facile. Questa volta dovevo raccontare un mio vero fallimento.
Ho deciso perciò di raccontare non il peggiore della mia vita, ma quello che, a distanza di quasi vent’anni, continua a rappresentare per me un punto di passaggio. E ho deciso di raccontarlo utilizzando, nei 7 minuti a disposizione, il linguaggio che conosco meglio: quello del vino. Con le parole e le immagini che mi appartengono e una metafora che, alla fine, mi ha permesso di parlare di me senza allontanarmi troppo da ciò che sono.

uva → mosto → fermentazione → contenitore → etichetta → scoppio della bottiglia e rottura → ritorno all’origine → armonia → nuove annate.

Raccontare pubblicamente un fallimento produce qualcosa di diverso dal semplice raccontarlo a un amico, a una persona che ci conosce bene o a qualcuno che ci vuole bene. C’è un pubblico e ci sono persone che non conoscono la nostra storia e che, per qualche minuto, ci vedono soltanto attraverso quello che scegliamo di raccontare. La cosa strana è che mentre racconti una parte di te che per anni hai considerato una ferita, un fallimento, ti accorgi che quella stessa parte ormai è diventata esperienza.

Non significa che il fallimento non sia esistito, ma significa che non è più l’unico modo in cui puoi guardarlo.
E’ questo il valore più grande di una serata come Fuckup Nights: togliere per qualche ora il filtro del successo.

Sono stata felice e, allo stesso tempo, profondamente onorata di condividere “il palco” con le altre speaker: Noemi Gargarella, Virginia Sciré e Paola Fantato, insieme a Martina. Ognuna ha raccontato una storia diversa, un modo diverso di guardare alle difficoltà, agli inciampi e alle ripartenze. Ma quella che mi ha colpito più profondamente, personalmente, è stata la storia di Paola (link). Non tanto per ciò che le è accaduto da bambina, né semplicemente per il fatto che viva su una sedia a rotelle. La sua non è, per me, una storia sulla forza nel senso più comune del termine. È qualcosa di più potente: è una prospettiva diversa sulla vita. Paola non parte da ciò che le è stato tolto, ma da ciò che può ancora essere visto, fatto, costruito. Non ha negato il limite, non ha fatto finta che non esistesse, ma non gli ha permesso di diventare la misura di tutto.

E la sua esperienza – sì perchè guai a parlare di fallimento con lei –  mi ha fatto pensare molto anche al tema della serata. Perché forse un fallimento è anche questo: qualcosa che accade, qualcosa che non abbiamo scelto e che può cambiare radicalmente la direzione che avevamo immaginato. Ma non è detto che debba diventare la definizione della nostra storia. Nel modo in cui Paola ha raccontato la sua vita ho visto proprio questo: non un ostacolo da superare a tutti i costi, ma un modo nuovo di guardare. Una prospettiva che, invece di restringere il campo delle possibilità, lo ha allargato.

Le Fuckup Nights sono state create proprio per questo: capire che non sempre possiamo scegliere ciò che ci accade, ma possiamo imparare a guardare da un punto di vista diverso.
Non che i fallimenti non esistano. Esistono eccome.
Ma non sempre hanno l’ultima parola.

Failure sucks but instructs.

Per chi vuole sapere cosa avevo preparato

Questo è il testo che avevo preparato per il palco (LINK PDF). Durante la serata, inevitabilmente, qualche parola è rimasta indietro, qualche frase ha preso una strada diversa e il racconto si è adattato al momento. Qui lo riporto nella sua forma originale, perché è così che avevo scelto di raccontarlo.

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